Autismo

giugno 10, 2015

L’autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita. Le aree prevalentemente interessate sono quelle relative all’interazione sociale reciproca, all’abilità di comunicare idee e sentimenti e alla capacità di stabilire relazioni con gli altri.

Le cause dell’autismo sono tutt’oggi sconosciute.

Tale sindrome comprende il Disturbo Autistico, la Sindrome di Asperger, il Disturbo disintegrativo dell’infanzia e il PDD-NOS (Disturbo generalizzato (pervasivo) dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato). Il quadro che può presentarsi è estremamente vario ed eterogeneo dipendente da diversi fattori, quali l’eventuale presenza di ritardo mentale, epilessia ecc.

La diagnosi di Autismo è basata su criteri esclusivamente comportamentali, in assenza di uno specifico marker biologico.

Essa comporta un percorso distinto in fasi che implicano il coinvolgimento di un’ equipe composta da neuropsichiatra infantile, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, psicologo, logopedista. Le fasi fondamentali sono caratterizzate dall’anamnesi e dalle osservazioni cliniche.

Risulta, pertanto, indispensabile, un’attenta ricostruzione anamnestica, con particolare riferimento allo sviluppo delle competenze comunicative e sociale e alle modalità abituali di agire ed interagire con l’oggetto e con l’altro.

La diagnosi non può prescindere dall’uso di scale diagnostiche specifiche per i disturbi dello spettro autistico in associazione con un’ apposita intervista strutturata per i genitori.

QUALI CARATTERISTICHE POTREMMO OSSERVARE IN QUESTI BAMBINI?

  • Difficoltà nella comunicazione e nell’interazione sociale (scarso interesse nella conversazione e nella condivisione di interessi e giochi)
  • Tendenza ad evitare un contatto oculare o fisico con l’altro;
  • Effettua richieste in modo atipico (es. potrebbe  prendere la mano di qualcuno e dirigerla verso ciò che desidera);
  • Ripetizione di frasi o monologhi sentito alla televisione o alla radio;
  • Presenza di ecolalie (risponde ripetendo la stessa parola o frase che ha sentito o,  l’ultima parola ripetuta più di una volta);
  • Fissazione eccessiva per certi oggetti (es. ruote, oggetti di forma allungata)
  • Tendenza a disporre gli oggetti in modo ordinato ed identico sempre (es. pone gli oggetti uno sopra l’altro in linea ripetendo sempre la stessa rutine);
  • Difficoltà o disinteresse nel partecipare ad attività con altri bambini;
  • Presenza di movimenti stereotipati (movimenti ritmati delle mani, del tronco, del viso o del capo che il bambino ripropone spesso senza uno scopo apparente e nei quali sembra concentrato)
  • Tende a non ascolta e non eseguire le istruzioni (anche quando sono  competenze che il bambino ha imparato, ad esempio,  sa spegnere la luce, ma non la spegne quando gli viene richiesto);
  • Irritabilità elevata di fronte ai cambiamenti;
  • Potrebbe reagire in modo eccessivo a stimoli sensoriali per gli altri tollerabili come luci o rumori forti o al contrario rimanere impassibile di fronte a stimoli che in altri scatenerebbero una reazione.

INTERVENTO RIABILITATIVO

Le linee guida nazionali (SINPIA; 2005) e internazionali (SIGN, 2007) prevedono che la terapia del bambino con disturbo dello spettro autistico sia precoce, intensiva e tarata sul profilo di sviluppo.

    1. Una terapia psicomotoria individuale del bambino volta all’attivazione di comportamenti di interazione, scambio e reciprocità che, favoriscono nell’immediato un aggancio al reale e rappresentano i prospettiva gli elementi su cui arricchire il progetto terapeutico.
    2. Il coinvolgimento immediato dei genitori con incontri di counseling e parent training che in prima istanza abbia la funzione di fornire strumenti interpretativi delle modalità comunicative atipiche attivate dal bambino. Affermare la centralità della famiglia significa riconoscere ad essa il significato di uno spazio privilegiato in cui il bambino possa interagire e partecipare.
    3. Il coinvolgimento della scuola in un processo di armonizzazione delle stesse modalità comunicative;
    4. L’organizzazione di una terapia di gruppo una volta che quella individuale abbia stabilizzato le competenze inizialmente fragili secondo l’impostazione interattivo-multimodale (Levi, Fabrizi, Diomede, 1992);

Nell’ambito di tali interventi vanno incluse le psicoterapie ad orientamento psicodinamico, che trovano indicazione in alcuni casi, e, soprattutto, le psicoterapie cognitivo – comportamentale.

Nella formulazione del progetto terapeutico va tenuta in debita considerazione l’eterogeneità della sintomatologia e la sua variabilità nel corso del tempo. Pertanto, il progetto terapeutico va periodicamente valutato e riformulato in rapporto alle esigenze che di volta in volta si vengono a determinare.

ADHDDeglutizione atipica infantile