La storia di Marco

settembre 20, 2014

ADHD / Neuropsicomotricità

Marco ha sei anni, frequenta da poco la prima elementare e da quando ha iniziato la scuola le sue insegnati e i genitori lamentano una grande difficoltà nel rapportarsi a lui a causa del suo comportamento “problematico”. Le insegnati riferiscono che a scuola Marco non riesce a stare seduto per più di pochi minuti, si alza e gira per la classe disturbando continuamente i compagni; anche quando rimane seduto, continua ad agitare mani e piedi facendo cadere gli oggetti dal banco e generando una grande confusione. A volte inizia le attività con entusiasmo, ma difficilmente riesce a portare a termine un compito assegnato. È molto disordinato e spesso perde penne, quaderni o altri materiali scolastici. Anche le relazioni con i compagni sembrano difficoltose: tende a essere prepotente con gli altri, si impone nella scelta dei giochi, spesso non ascolta o non aspetta il proprio turno per parlare, inizia un’attività in condivisione e poi la abbandona senza dare spiegazioni. Marco viene ripreso continuamente per il suo comportamento, ma le note e le punizioni non sembrano apportare cambiamenti sostanziali.

Anche Marta e Paolo, i suoi genitori, si dicono molto affaticati dalla gestione del suo comportamento: a casa litiga in continuazione con Alice, la sorellina più piccola, sembra attratto dai suoi giochi che spesso le sottrae per poi non farci alcunché; durante i pasti è impossibile riuscire a farlo stare seduto per tutto il tempo, ignora i rimproveri e quando gli si parla sembra non ascoltare, sempre preso da qualcos’altro di più accattivante! Il momento dei compiti poi è descritto come il più drammatico… servono ore di convincimento prima che si metta seduto col quaderno davanti, svolge i compiti in modo disordinato e frettoloso e a turno, la mamma o il papà devono stargli vicino per aiutarlo a non lasciarsi distrarre da qualunque oggetto o rumore nelle vicinanze e assicurarsi che ne porti a termine almeno una parte.

Esasperati dalla situazione, su suggerimento delle insegnanti, i genitori decidono di rivolgersi alla nostra equipe di specialisti. Dall’intervista neuropsichiatrica ai genitori, scopriamo che le difficoltà attentive e comportamentali di Marco erano già presenti sin da quando era molto piccolo: Marco non ha mai gattonato, ad un anno di età stava già in piedi alla ricerca e scoperta del mondo circostante; passava continuamente da un gioco all’altro senza portarne a termine uno e senza interessarsi ad alcun oggetto per lungo tempo; preferiva giochi di movimento ed era facilmente irritabile. Lo sviluppo del linguaggio appare nella norma, ma i ritmi di sonno e di alimentazione vengono descritti irregolari da sempre. Marco mangia solo “quando vuole”, fa sempre fatica ad addormentarsi e spesso si sveglia più volte durante la notte. Alla materna era fra i bambini più vivaci, le maestre si lamentavano del suo essere caotico e senza freni, ma tutto sommato, avendo tanto tempo e spazio per correre libero, la situazione era ancora gestibile; i veri problemi sono iniziati quando le richieste da parte dell’ambiente sono diventate più elevate: rimanere seduto e concentrato per tante ore a seguire le lezioni, sembra essere per lui un’impresa impossibile.

Dall’analisi dei questionari sul comportamento, compilati da genitori e insegnanti, e dai risultati delle prove di valutazione cognitiva e neuropsicologica, emerge un quadro di funzionamento cognitivo nella norma, una caduta significativa nelle principali funzioni esecutive e parametri sufficienti per una diagnosi di ADHD.

Trattamento

Il progetto riabilitativo proposto per Marco prevede il coinvolgimento di tutte le figure che ruotano intorno al bambino:

  • Una seduta settimanale di terapia individuale, strutturata con training di potenziamento delle funzioni esecutive deficitarie (attenzione visiva sostenuta, memoria di lavoro e pianificazione);
  • Una seduta settimanale di terapia in gruppo, per imparare ad autoregolare il proprio comportamento in relazione all’altro, sviluppare relazioni armoniche e non conflittuali e generalizzare gli apprendimenti acquisiti nel lavoro individuale;
  • Una seduta settimanale di parent training in gruppo, per insegnare a Marta e Paolo insieme ad altri genitori che condividono le stesse difficoltà, come relazionarsi in modo più efficace con il loro bambino;
  • Incontri periodici con la scuola per condividere le strategie di gestione del comportamento.

 

Alla conclusione di questo primo anno scolastico sia le insegnanti che i genitori si dicono molto più sereni in quanto la situazione si è notevolmente modificata. Marco ha fatto grandi progressi, i suoi tempi attentivi sono notevolmente migliorati, riesce ad aspettare il proprio turno prima di parlare e a scuola disturba molto meno. Ha costruito con la classe e le insegnati un cartellone delle regole principali che cerca di impegnarsi a rispettare. A scuola porta con sé un portachiavi pieno di piccoli oggetti con cui giocherellare senza fare rumore o disturbare gli altri mentre ascolta la lezione. Ha imparato ad esternare i suoi stati d’animo e il suo bisogno di movimento, così che quando ne ha proprio bisogno sa che può chiedere di fare una pausa e muoversi un po’ fuori dall’aula. Il carico di compiti è stato tarato in base alle sue potenzialità e seppure ancora con fatica, Marco appare più motivato nel farli, anche perché sa che otterrà così la ricompensa concordata con mamma e papà per quel giorno. Sostenuto da appositi cartelloni pro-memoria, adesso sa bene quando è il momento per fare le cose e riesce a pianificare meglio le sue attività quotidiane. Marta e Paolo hanno imparato a chiedergli le cose in maniera diretta semplice e precisa così che per lui risulta più facile ascoltare e comprendere; ora hanno anche un momento privilegiato durante il giorno dedicato solo a Marco per giocare e divertirsi insieme. Anche con la piccola Alice le cose vanno meglio, ogni tanto litigano ancora, ma quando Marco vuole uno dei suoi giochi si ricorda di chiederle prima il permesso. Nell’ultimo periodo, inoltre, Marco ha stretto amicizia con Matteo, un suo compagno di scuola col quale condivide la passione per il calcio, e si sono già incontrati qualche volta al parco per giocare insieme.

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