Disturbi d'ansia in età evolutiva

giugno 10, 2015

bambini crescendo imparano a conoscere il mondo, lo esplorano e sperimentano ogni giorno esperienze nuove. Spesso, dunque, è normale che possano provare preoccupazione o apprensione in certe situazioni. Bisogna quindi distinguere quando l’apprensione è una normale reazione al processo di adattamento e quando invece può essere il segnale di un malessere più profondo. Un buon criterio per differenziare le normali paure da uno stato d’ansia patologico è fornito dall’impatto che tale stato d’animo ha sul comportamento abituale del bambino. Se l’ansia è eccessiva per frequenza, intensità e durata, si può allora considerarla patologica.

I principali disturbi d’ansia di cui soffrono i bambini, sono:

DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATA

il bambino sperimenta stati di eccessiva ansia e di preoccupazione senza un motivo reale né legato ad apparenti situazioni. Spesso lamenta mal di pancia, mal di testa o altri disturbi fisici, , un’eccessiva tensione e preoccupazione riguardo al proprio comportamento e la richiesta di continue rassicurazioni senza le quali non riesce a portare a termine i propri impegni. La preoccupazione può riguardare eventi futuri (verifica scolastica o visita medica) o eventi già successi (interrogazione, interazione con amici) situazioni nelle quali può essere messa in dubbio l’adeguatezza del comportamento tenuto. La preoccupazione può riguardare l’arrivare tardi, l’ aver sbagliato qualcosa, il non essersi comportato bene, l’aver fatto qualcosa di sbagliato. Non Ë raro che il bambino ansioso possa avere tendenze perfezionistiche che lo portano ad impiegare tempi eccessivi per il completamento di un compito o all’evitare certi impegni per paura di sbagliare.

Per una diagnosi di ansia generalizzata il bambino deve presentare sintomi di ansia nella maggior parte dei giorni per almeno due settimane di seguito. Questi sintomi devono comprendere in genere elementi di:

  • Apprensione: preoccupazione di future disgrazie, sensazione di continuo pericolo, difficoltà a concentrarsi.
  • Tensione motoria: irrequietezza, cefalea, tremore, incapacità di rilassarsi.
  • Iperattività vegetativa: sensazione di testa vuota, sudorazione, tachicardia, malessere epigastrico, capogiri, bocca secca.

DISTURBO D’ANSIA DA SEPARAZIONE
il bambino manifesta ansia eccessiva e preoccupazione, accompagnate spesso da malessere fisico, ogni volta che deve separarsi dalle figure verso le quali prova attaccamento(in genere la madre);Questo stato d’ansia deve essere inadeguato al livello di sviluppo del bambino, in quanto è abbastanza normale che si manifesti intorno ai 2 anni di età. Il bambino inoltre esprime paure irrealistiche e persistenti riguardo al verificarsi di eventi catastrofiche lo possano separare per sempre dai genitori.

L’ansia patologica può essere rintracciata nei seguenti comportamenti:

  • Preoccupazione non realistica circa incidenti che potrebbero capitare alle persone cui il bambino è legato in maniera particolare, o la paura che esse vadano via e non ritornino.
  • Preoccupazione non realistica che qualche evento sfavorevole (smarrimento, rapimento, ricovero in ospedale, uccisione o morte naturale) possa separare il bambino dalle persone amate.
  • Persistente riluttanza o rifiuto di andare a scuola, giacché ciò comporta distacco e separazione dalle figure di attaccamento.
  • Persistente riluttanza o rifiuto di andare a letto e di dormire se non è presente nella stanza un genitore.
  • Persistente e inappropriata paura di stare solo o comunque senza la figura a cui il bambino è particolarmente legato, anche per breve tempo
  • Incubi ripetuti relativi alla separazione dai genitori.
  • Comparsa ripetuta di sintomi somatici (mal di testa, nausea, vomito, mal di stomaco) nelle occasioni in cui si verifica la separazione da una delle figure di attaccamento, per esempio al momento di recarsi a scuola.
  • Sofferenza eccessiva, ricorrente (che può manifestarsi con ansia, pianto, collera, tristezza, apatia o ritiro sociale) prima, durante o immediatamente dopo la separazione da una delle persone di riferimento.

L’esordio del disturbo si verifica spesso durante la scuola materna o comunque prima dei 18 anni e il disturbo può protrarsi per molti anni, con periodi di remissione e di esacerbazione della sintomatologia, fino a sfociare in un disturbo da panico in età adulta. E’ spesso associato a fobia sociale o a depressionehttp://www.psi-firenze.it/component/content/35/92-disturbi-dellumore.html.

FOBIA SPECIFICA

Nello sviluppo di ogni bambino possono essere presenti delle paure transitorie che si risolvono con il tempo o con l’adeguata rassicurazione dell’adulto. Bisogna preoccuparsi se queste diventano eccessive e persistenti interferendo col funzionamento normale del bambino e la vita dei familiari. Le fobie più frequenti tra i bambini riguardano gli animali o fenomeni e dati ambientali come il temporale e le altezze, possono anche riguardare situazioni specifiche come lo stare in autobus o in ascensore, o anche l’addormentarsi quando viene notte.

ANSIA SOCIALE

La timidezza è una componente del carattere del bambino che non deve destare preoccupazione se non diventa eccessiva tanto da rendere impossibile, per il bambino, i normali rapporti interpersonali e porta ad evitare ogni contatto con persone con cui non sia in confidenza.

Quando accade questo, è possibile che siamo in presenza di un’ansia sociale. In questo caso il bambino appare, al di fuori della famiglia, socialmente isolato, timoroso, appartato. Teme di dire o fare cose che possano risultare imbarazzanti o umilianti. Il bambino con questa sindrome mostra:

– Ricorrente e persistente paura e/o esitamento degli estranei.

– La paura e/o evitamento possono verificarsi nei confronti di adulti o coetanei, oppure con entrambi.

– La paura Ë associata ad un grado normale di attaccamento ai genitori o alle altre persone della famiglia.

– L’evitamento o la paura degli incontri sociali è di un grado che va oltre i limiti normali per l’età del bambino ed è associato a problemi significativi del funzionamento sociale
DISTURBO OSSESSIVO–COMPULSIVO

La caratteristica essenziale di questo disturbo è costituita dalla presenza di ricorrenti ossessioni e compulsioni in misura tale da interferire con la normale routine di vita del bambino. Per ossessioni s’intendono pensieri, immagini mentali o impulsi che si presentano con frequenza e persistono per lunghi periodi. Sono abbastanza comuni pensieri attinenti a paure irrazionali (esempio l’aver contratto una certa malattia) o pensieri attinenti a sensi di colpa (esempio la possibilità di far male al fratellino).

Le compulsioni sono invece comportamenti che spesso accompagnano le ossessioni e che hanno lo scopo di prevenire il verificarsi di eventi temuti o di ridurre la tensione interiore. Esempi di compulsione sono il lavarsi in continuazione le mani, i denti o il corpo, il controllare ripetutamente oggetti dell’ambiente (chiusura rubinetti o porta), ripetere alcuni comportamenti rituali (contare o toccare oggetti).

Lo scopo di tutti questi comportamenti è quello di annientare certi pensieri ossessivi e l’ansia che ad essi è collegata.
Molti bambini manifestano di tanto in tanto qualcuno di questi comportamenti, ma il bambino con disturbo ossessivo compulsivo si distingue per la frequenza e la disfunzionalità eccessiva di certi rituali o di certi pensieri che arriva a coinvolgere ogni aspetto della vita del bambino. La precisione ossessiva può essere causa di esasperata lentezza anche nello svolgimento di semplici attività e può influenzare il rendimento scolastico del bambino.

DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS
questo disturbo si riferisce a quell’insieme di sintomi che appaiono come risposta protratta o ritardata ad una situazione stressante o ad eventi particolarmente traumatici (incidenti, calamità naturali, atti di violenza). Di solito è presente uno stato di ipereccitazione neurovegetativa, uno stato continuo di allarme e difficoltà a dormire. La tonalità emotiva può oscillare tra ansia e depressione. Tipico di questa sindrome è il riemergere di ricordi angoscianti attinenti all’esperienza traumatica, accompagnato da scarsa espressività emozionale e da diminuita reattività agli stimoli circostanti. Nel bambino più piccolo si possono notare giochi ripetitivi nei quali vengono rappresentate tematiche inerenti all’esperienza traumatica. Questa sindrome, per essere diagnosticata, deve presentarsi entro sei mesi da un evento traumatico d’eccezionale gravità.

Disturbi del linguaggioDisturbi specifici dell’apprendimento