Disturbi del linguaggio

giugno 10, 2015
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DISORDINE FONOLOGICO

È caratterizzato da un’alterata percezione e produzione dei suoni (fonemi) che compongono le parole senza che vi sia una patologia organica riconoscibile alla base di queste difficoltà. Tale disturbo è presente in maniera diversa in molteplici bambini e comporta una serie di conseguenze sull’espressione linguistica.

Nello sviluppo tipico il bambino apprende inconsciamente che le parole sono composte da suoni che hanno caratteristiche distintive. Se lo sviluppo non avviene in maniera tipica e il bambino non impara a percepire le differenze che caratterizzano i suoni del linguaggio, l’eloquio può essere caratterizzato da sostituzioni (“pumo” invece di “fumo”), omissioni (“cala” invece di “scala”), inversioni (“cimena” invece di “cinema”) di suoni che allontanano sempre più la parola prodotta dal bambino dal target adulto. Talvolta risulta anche difficile comprendere ciò che il bambino vuole comunicare per l’instaurazione di processi patologici di formazione delle parole che la rendono irriconoscibile (es. “pilalavatelli” invece di “ferro da stiro”).

Il disordine fonologico genera, talvolta, nei bambini sentimenti d’inadeguatezza e frustrazione: il bambino può percepire di essere diverso dagli altri e può sentirsi quasi mai adeguato. È bene, quindi, intervenire in questi casi con un percorso riabilitativo che possa aiutarlo ad acquisire sicurezza, a percepire e a produrre un linguaggio il più possibile adeguato, e che possa prevenire l’eventuale comparsa, nel corso della scolarizzazione, di difficoltà di scrittura e lettura legate al disturbo fonologico.

DISLALIA

È un errore di pronuncia che altera i suoni (fonemi) che compongono il linguaggio orale. Le più comuni forme di dislalia sono il rotacismo o più comunemente la “r moscia” e il sigmatismo, meglio conosciuto come “zeppola”.

Le cause sono molteplici:

  • Organiche, causate da malformazione e/ o lesione a carico degli organi articolatori (es. palatoschisi, frenulo corto, alterazione del morso dentale ecc.);
  • Funzionali, più frequenti, dovute ad un errata utilizzazione del sistema articolatorio. Fino ad una certa età (3 – 4 anni) le dislalie vengono considerate fisiologiche perché il bambino non ha raggiunto ancora una maturazione tale da permettergli il perfetto controllo e la perfetta esecuzione dei precisi movimenti articolatori, e, nella maggior parte dei casi, regrediscono spontaneamente; se si protraggono più a lungo, allora sono espressione di un disturbo di linguaggio che necessita di essere approfondito;
  • Audiogene, dovute a malattie che impediscono al bambino una corretta percezione dei suoni (es. otiti ricorrenti).

Il trattamento delle dislalie prevede un’iniziale fase di analisi del repertorio dei suoni posseduti dal bambino, cui seguono esercizi di ginnastica articolatoria, per il rinforzamento delle varie strutture, (es. lingua, labbra, mandibola) e d’impostazione, vera e propria, dei fonemi alterati.

Disabilità intellettive (DSM-V)Disturbi d’ansia in età evolutiva